18 marzo 2013 - Giorni di contrada.

Lungo fine settimana a Siena dedicato al “Sarto di Picasso”. Un’articolata e intensa serie di eventi realizzata con la complicità del mio amico e collega e maestro Franco.

Giovedì 14 marzo presentazione alla libreria La Zona, un luogo piccolo e imprevedibile come quasi tutto qui a Siena: tre stanze disposte su tre piani diversi in un angolo di città che merita già un viaggio. Sul muro, a un paio di metri d’altezza, c’è un’edicola con un dipinto che raffigura la crocefissione di Gesù e dei ladroni.
Si chiama: “I tre Cristi”. Geniale.

Mescolato al pubblico, composto prevalentemente di giovani, il prefetto. So che deve venire e mi aspetto la scorta. Invece c’è solo lui, con il libro in mano.
Segni di una sobrietà che comincia a diffondersi e che fa piacere cogliere.

Dopo la presentazione, aperitivo alla galleria Fuori Campo (appena un passo fuori da piazza del Campo), con proiezione del film di Clouzot “Il mistero Picasso”. Il film andrebbe visto dalla strada, ma il freddo invita tutti ad accalcarsi all’interno. Le immagini di Picasso al lavoro si vedono al contrario, con i sottotitoli in italiano che sembrano in arabo. Ma va bene così. Picasso è un artista tridimensionale, recto/verso…
Noto però una ragazza che si avvicina al fidanzato. La vedo sorridere. Sta per dirgli qualcosa e penso: No, non farlo…”.
Lei invece apre bocca e sussurra: “Saprei dipingere anch’io così…”.
Tempo di andare a mangiare dai Topi Dalmata, in quel convivio di amici e sconosciuti capitati per caso che sarebbe piaciuto tanto a Michele Sapone.

L’indomani mattina intervista a Canale 3 Toscana. Sempre grazie a Franco. Se vi succede qualcosa, ovunque nel mondo, chiamatemi che chiamo Franco. Qualcosa di positivo accadrà.
Poi ultima cena da Tullio, sempre ai tre Cristi, sempre con Franco. Cena di ricordi e di progetti, in bilico tra passato presente e presente futuro. Ma da Tullio è facile tenere in pugno le corde del tempo.

Infine, domenica 17, lo spettacolo del sarto di Picasso con i Topi Dalmata nel teatro domestico di vialucherinisei (scritto tutto attaccato, come piace a loro), a un passo dalla casa d’infanzia di Mario Luzi, il poeta al quale ogni anno – come diceva Pontiggia – non veniva assegnato il Nobel.

Una manciata di minuti prima dello spettacolo – quando sembra tutto a posto – il computer che deve proiettare le immagini smette di funzionare. Senza immagini, della “book performance” resta solo il book. Poi una ragazza si attacca al telefono. Dopo un po’ compare un ragazzo. Si chiama Emanuele e ha uno zainetto in spalla. Nello zainetto un computer che funziona.
Passato il peggio, facciamo come se niente fosse stato e andiamo in scena. Margherita legge, Sara suona, io racconto. La gente non si addormenta. Il lungo applauso finale mi dice che il sarto è entrato anche nei loro cuori.

Tutto merito di Franco, naturalmente.

Margherita Fusi e Luca Masia alla libreria La Zona. Foto di Andrea Campus.

Libro e libraia, delicatamente sfuocati insieme. Foto di Andrea Campus.

L’ingresso del teatro di vialucherinisei.

Durante le prove: Sara Ceccarelli al flauto, Margherita Fusi di sfondo.

 

Poco prima di andare in scena.

Poco prima di mangiare.


| realizzato da panet.it |  | ©2008 Luca Masia |